martedì 20 luglio 2010

DONNE CHE AIUTANO LE DONNE

Cosa c'è di nuovo in città? Magari non tutti se ne saranno accorti, ma il riaccendersi di un certo protagonismo femminile, il riattivarsi di un fermento, una vitalità, un dibattito che vede protagoniste le donne, i loro bisogni e i loro desideri non sarà sfuggito agli osservatori più attenti della vita sociale, politica e civile del nostro territorio. Un movimento che, lungi dall'autodefinirsi femminista (sic!), si caratterizza per una attenzione particolare alla comunità locale e a tutti quei fenomeni che hanno il potere di migliorare la vita delle persone a partire dalla qualità delle relazioni umane. Si tratta di un movimento trasversale e variegato per diversi motivi: primo fra tutti perché è intergenerazionale, in secondo luogo perché è multidisciplinare e in ultimo perché itinerante, passando dai social network, alla bct, alle sede delle varie associazioni che aderiscono. Ogni luogo viene attraversato nell'attesa di trovarne uno adeguato ad accogliere tutte le idee e le attività che le donne stanno progettando.

Questo variegato movimento, che per ora risponde al nome Terni Donne, il 17 aprile 2010 presso il Caos a Terni ha promosso un appuntamento importante, un Open Space molto partecipato (quasi 100 donne), che, con il sostegno di un'équipe di psicologi della salute, è stato facilitato dalla Prof.ssa Paola Mamone docente presso la Scuola di Specializzazione in Psicologia della Salute (Sede di Orvieto - Università la Sapienza di Roma) ed esperta di progettazione sociale. All'Open Space sono stati formati 5 gruppi tematici (cultura, arte, maternità, accoglienza, violenza) che hanno lavorato per una intera giornata, cercando di definire i contorni di una futura “Casa delle Donne” nella nostra città. Come di consueto, le donne anche senza conoscersi hanno dimostrato che si possono stabilire rapporti e relazioni immediati, piacevoli ed efficienti, pur in presenza di età, esperienze e formazioni molto differenti. Se queste donne saranno costruire un agire efficaci e sapranno concretizzare il risultato dell'enorme sforzo creativo della giornata del 17 aprile lo sapremo solo in futuro e non potrà dipendere esclusivamente da loro, ma anche e soprattutto dalle risposte delle istituzioni locali.

Uno dei gruppi del 17 aprile non poteva non essere incentrato sul tema della violenza contro le donne, perché - prima di tutto - il confronto su questo tema nella nostra regione e nella nostra città è stato di recente avviato da due momenti fondativi: il Progetto Mai Più Violenze, promosso dalla Regione Umbria e il Consiglio Comunale Aperto del 16 dicembre 2009 a Terni. In secondo luogo, la violenza degli uomini contro le donne rappresenta il principale ostacolo alla autodeterminazione e al godimento dei diritti fondamentali di più di metà della popolazione mondiale, e, senza ipocrisia, vale la pena ricordare che in termini percentuali la maggior parte delle violenze contro le donne vengono perpetrate da uomini con relazioni di prossimità: padri, mariti, fidanzati ed ex. Nel 2009 le donne che a Terni si sono rivolte al Telefono Donna (servizio di accoglienza psicologica e legale gestito dal centro per le Pari opportunità della Regione Umbria) sono state 114 , ma non sappiamo quante donne si sono rivolte ad altri servizi socio-assistenziali pubblici o privati e non hanno avuto accesso al Telefono Donna o quante donne non si sono rivolte a nessuno. Le riflessioni che sono emerse nel gruppo sono state molte; tra queste la “Casa delle Donne” ha avuto un largo consenso; in accordo con l'impostazione generale e rispetto al problema della violenza, le finalità di questa struttura riguarderanno la prevenzione, la sensibilizzazione, l'informazione, la formazione e l'educazione, presentandosi, di conseguenza, con un'impronta culturale che dovrà servire a migliorare, implementare e qualificare le risposte sociali e politiche che le istituzioni danno al problema. La forza delle donne - si sa - sta nell'agire, nell'atto creativo che ognuna di noi in diversi ambiti riesce a mettere in essere; si è, allora, sottolineata la straordinaria opportunità che un luogo pensato, gestito, attraversato e frequentato da donne singole o in gruppo può dare, per la risoluzione di alcune problematiche a cui il nostro territorio deve far fronte. Faccio riferimento ad emergenze che possono essere culturali e sociali, ma anche abitative, economiche, educative o legali, che una donna vittima di violenza può fronteggiare. Per questi motivi la Casa la immaginiamo solidale, accogliente, in ascolto attivo, viva grazie a gruppi di donne che vi organizzano le attività e sapranno accogliere, senza domandare, pronte a dare una mano, laddove serva, pronte a prendersi cura le une delle altre e naturalmente pronte ad accogliere anche i bambini e le bambine.

Se le donne si pongono come obiettivo quello di sollecitare e dialogare con le istituzioni al fine di migliorare i servizi, proporre sperimentazioni e interventi anche innovativi; naturalmente dovranno contemporaneamente assumersi delle responsabilità nei confronti della comunità, nella promozione del benessere e della felicità delle donne che attraverseranno la Casa, senza trascurare tutte quelle persone che in un territorio sono a fianco delle donne nei diversi ruoli che gli competono: mariti, compagni, figli e figlie, educatori, insegnanti e così via. Le proposte di attività sono state molte: tra le più interessanti c'è stata quella della creazione di una banca dati con donne portatrici di competenze specifiche che si mettono a disposizione di altre donne per aiutarle, instaurando relazioni orizzontali, nell'intendo di risolvere problemi ed emergenze di varia natura tramite una rete efficiente ed efficacie, solidale ed accogliente.

I servizi già attivi nel territorio e in rete tra loro, il Pronto Soccorso e le forze di Pubblica Sicurezza sono i luoghi che gestiscono, a volte senza informazioni e formazione, la prima accoglienza delle donne che hanno subito violenza; la rete delle donne agirà anche per sollecitare l'attuazione di protocolli operativi tra tali strutture operative. Un'altra delle attività che a nostro avviso la Casa delle Donne dovrebbe sollecitare riguarderà la formazione, comune, ma anche personalizzata, organizzata in modo da poter rispondere ai bisogni che emergono strada facendo.

Si potrebbe affermare che la violenza, fisica, sessuale e psicologica è una condizione che subiscono le donne e molto spesso anche i bambini e bambine, ma è decisamente un problema degli uomini; e, allora, perché non provare a proporre percorsi di aiuto e sostegno per uomini violenti che agiscano sul duplice versante sia culturale (patriarcato) che sociale? In Italia ci sono interessanti sperimentazioni come quella portata avanti dall'Associazione Artemisia a Firenze in collaborazione con una Asl e il Centro Servizi per il Volontariato: si tratta di uno sportello di consulenza e accoglienza per uomini che decidono di “riflettere” sui propri comportamenti, sulla rabbia, sulle problematiche relazionali e sulla propria genitorialità.

Insomma, le idee sono molte e le energie da spendere ci sono, ma ancora le Istituzioni non sono riuscite a dare una risposta definitiva sullo spazio; sappiamo che esiste una certa distanza tra ciò che si muove nella società civile e i percorsi, spesso troppo ingessati, degli organi pubblici territoriali e la recente nomina delle donne dell'Assemblea del Centro per le Pari Opportunità del Comune di Terni ce lo dimostra. Da parte nostra confidiamo nelle persone che nelle istituzioni hanno sin dall'inizio seguito la costituzione del gruppo Terni Donne ed hanno in ogni modo sostenuto ed accompagnato il percorso. Crediamo in queste persone, per aprire spazi di discussione politica sulla violenza e su tutti quegli aspetti della vita delle donne, come il lavoro, la maternità, la partecipazione politica e sociale, lo spazio urbano pubblico e privato; temi sui quali si può e si deve intervenire, per facilitare i percorsi di autodeterminazione e di felicità privata e collettiva delle donne.

Concludo con un appello alla nuova Presidente della Regione: cara presidente, dopo la legge sulla famiglia, che non commenterò, le donne di Terni si aspettano che venga approvata in tempi rapidi, o almeno discussa a Palazzo Cesaroni una legga sulla violenza contro le donne!

Valentina Galluzzi